Scomparsa diacono Sergio Legramandi

Il diacono Sergio Legramandi, ordinato nel 2003, è tornato alla Casa del Padre.

Ci uniamo alla preghiera di suffragio e di riconoscenza per la sua testimonianza e ci stringiamo nell’affetto ai suoi familiari.

Milano, 7 maggio 2026

Celebrazione delle esequie.

Letture:  Fil 3,8-11;13b-14      Sal 23      Lc 23,44-52;24,1-6°

Penso che oggi anche noi – io sicuramente – ci sentiamo un po’ come quelle donne che stavano andando al sepolcro per compiere quei gesti di affetto e di consuetudine nei confronti dell’amico morto. Possiamo facilmente immaginare i pensieri e le domande che si agitavano nel profondo del loro cuore, pensieri e domande che non sono molto diversi dai nostri: Come è possibile? Perché così presto? Perché così?

Come loro, ci siamo fidati, e ci fidiamo, della parola di Gesù, ci affidiamo a lui, crediamo in lui, ma (c’è sempre un grosso “ma” quando siamo di fronte alla morte, soprattutto di una persona a cui vogliamo bene. E vedendo una folla così grande qui presente ci fa bene constatare che molti voglio bene a Sergio) la morte sembra far vacillare tutto questo, sembra sgretolare le nostre più o meno solide certezze.

Come loro, nel buio delle domande senza risposta sentiamo la voce di un’altra domanda sconvolgente, di una domanda che disorienta, nel senso che orienta in un’altra direzione: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!” Come dire: “non cercatelo qui perché non troverete nulla, non è tra i morti, cercatelo ancora tra i vivi…”

È una domanda di senso, perché ci indirizza in una direzione diversa e inaspettata. Anche le donne si chiedevano che senso avesse tutto quello che stava accadendo.

È una domanda di senso che trova risposta in chi ha e continua ad aver fede in Cristo, morto e risorto. Proprio quella fede che sta al centro della nostra vita come era al centro della vita di Sergio. È quella fede di cui parla San Paolo, nella pagina della lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato poco fa, quando intuisce che anche per lui si avvicina la morte. Ma non la chiama così, la chiama “meta”, perché la nostra vita, per la resurrezione di Gesù, non arriva semplicemente a una fine, punto, basta, più nulla…ma ha un compimento, una meta – appunto – un porto sicuro dove approdare: la pienezza della vita in Cristo Gesù. È quella fede che Sergio ha messo al centro della sua vita e a servizio della Chiesa: quella più piccola, domestica, che è la famiglia, nel compito di  marito e padre; quella più grande, che è la comunità cristiana, nel servizio del diaconato.

Ora, però, Sergio non ha più bisogno di questa fede perché ormai è nella verità, nella luce, perché ormai, come ci dice ancora San Paolo, vede “faccia a faccia” il suo Signore (cf 1Cor 13,12), lo può guardare negli occhi, sentirsi invaso dalla sua bellezza dalla quale riceve la pienezza della vita.

Per questo oggi, nonostante tutto, nonostante lo smarrimento, il dolore, la fatica di questo momento, possiamo ancora cantare “Alleluia!”, come abbiamo fatto poco fa, e potremo ancora proclamare “Santo, santo, santo il Signore”, come faremo tra poco, perché non stiamo consegnando Sergio alla morte, ma alla vita. Per questo oggi possiamo ancora dire “Grazie!”. Non solo a Sergio per quello che è stato per ciascuno di noi, soprattutto per la sua famiglia, per chi ha condiviso un pezzo di strada con lui… Ognuno di noi ha certamente qualcosa per ringraziare Sergio, magari anche qualcosa da perdonargli o da farsi perdonare, perché così è la vita…

Per questo oggi celebriamo l’eucaristia, la forma più alta per ringraziare il Signore, sia perché ci ha donato Sergio, ma anche perché ci chiama a una grande speranza, perché non ci lascia nelle mani della morte. Se Cristo non fosse risorto anche il nostro essere qui oggi sarebbe inutile.

Tra poco la liturgia della Chiesa ci propone una preghiera antica e molto bella nella sua semplicità: l’invocazione dei santi. Li invochiamo perché i santi sono persone come noi, con le loro vicende liete e tristi, con le loro gioie e i loro dolori, con le loro fragilità e il loro peccato, con la certezza della fede e la solidità della speranza. Li invochiamo come amici e compagni di viaggio che hanno già raggiunto la meta e ci indicano la strada, perché accompagnino Sergio a quell’incontro ultimo, definitivo e meraviglioso con il Signore per entrare per sempre nella pienezza della vita.

don Sergio Dell’Orto

Milano, 11 maggio 2026