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Visto che anche i diaconi di Milano sono chiamati a riflettere e contribuire sul Sinodo Minore “Chiesa dalle Genti”, domenica 4 marzo presso il Seminario Arcivescovile di Milano ci siamo riuniti il pomeriggio al termine del ritiro spirituale di Quaresima del mattino per riflettere sul Sinodo Minore ‘Chiesa dalle Genti”.
Nell’annuale visita ad una realtà della nostra diocesi noi diaconi ci siamo recati alla Libera Masseria di Cisliano, un bene confiscato alla “’ndrangheta”, dove don Massimo Mapelli insieme al Comune di Cisliano e ad altre realtà hanno dato vita a un presidio permanente in “difesa del bene comune”.
Il diacono Giovanni Visconti, ordinato nel 1999, è tornato alla casa del Padre. Lo ricordiamo per la sua bontà e il suo servizio fedele alla parrocchia e al decanato.
Chi è più grande: chi sta a tavola o chi serve?
Nei giorni scorsi il diacono Carlo Lehnus è tornato alla Casa del Padre.
Ogni diacono porta con sé ed esprime un tratto particolare della figura diaconale, così che chi volesse conoscere realmente tale figura capirebbe di più non leggendo un libro o un articolo di teologia del Diaconato, ma contemplando il vissuto e la testimonianza dei diaconi, nella loro varietà e singolarità.
Estratto dell’intervento di Mons. Tullio Citrini, uno dei protagonisti della stagione iniziale del Diaconato Permanente
La Diocesi di Milano è partita tardi, rispetto ad altre, nel ripristinare il Diaconato Permanente, ma nel frattempo di strada ne ha fatta. Ora chiediamo a questa storia di aiutarci a guardare avanti, con gratitudine.
L’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace
Il lupo rapisce e disperde le pecore, perché il mercenario è scappato. Il lupo, l’avidità, assale il corpo sociale e insinua che l’interesse privato prevarica sul bene comune se è abbastanza crudele e prepotente e così la convivenza si frantuma in gruppi di interesse; il lupo, lo spavento, assale le persone miti e le induce a cercare protezione nella solitudine e così il convivere si frantuma in celle da eremiti con le porte corazzate; il lupo, l’arroganza individualistica alimenta l’orgoglio e l’egoismo e costruisce persone che vivono pensando di essere il centro del mondo e gli unici che hanno diritti e pretendono di essere serviti così la solidarietà si spezza in una giungla di arrivisti; il lupo, lo spregio per i diritti e le leggi, persegue progetti di potere e di guadagno aggredendo le regole della società e così la legalità si riduce a una complicazione procedurale in cui cercare la scappatoia per i propri scopi; il lupo, il branco selvaggio, si aggira e si appropria di spazi che diventano infrequentabili e così la città si frammenta in territori dominati da questa o da quella banda.