Il giovedì diaconale del gennaio 2020 è stata occasione per i diaconi permanenti e per i candidati al diaconato per approfondire un tema spesso trascurato: hanno incontrato don Marco Frediani, incaricato diocesano per la Pastorale dei Nomadi.
Il giovedì diaconale del gennaio 2020 è stata occasione per i diaconi permanenti e per i candidati al diaconato per approfondire un tema spesso trascurato: hanno incontrato don Marco Frediani, incaricato diocesano per la Pastorale dei Nomadi.
I diaconi, riuniti per il ritiro di Avvento, hanno ascoltato la riflessione di mons. Luca Raimondi – Vicario Episcopale per la Zona IV.
Questa è la traccia che ha guidato la riflessione e la preghiera:
La porta stretta per partecipare alla gloria del Re dell’universo.
La tribolata storia dell’umanità è tutta attraversata dal dilemma. Siamo amici o siamo nemici? È meglio vivere in pace o è più conveniente la guerra? Possiamo contare sugli altri o dobbiamo temerli? La direzione più giusta è che ciascuno rimanga a casa sua o che tutti siano cittadini del mondo? È più saggia la solidarietà o l’indifferenza? Gli altri sono un dono e una ricchezza per noi oppure sono un fastidio e una minaccia?
L’altro crocifisso
La croce di Gesù giudica il mondo. Il giudizio del mondo non è una sentenza che viene pronunciata, ma è la decisione sulla vita o sulla morte, è la decisione di entrare attraverso la porta stretta o di restare fuori. È una questione di vita o di morte. La gente che passa vicino alla croce di Gesù, i soldati che eseguono la condanna a morte, si pongono di fronte a Gesù crocifisso e vi trovano conferma dell’assurdità della vita, della dimostrazione del fallimento della missione di Gesù, dell’inconsistenza della sua pretesa. I passanti e i soldati decidono della loro vita: non esiste una salvezza, non è affidabile chi parla in nome di un Dio che salva, non c’è altro destino che la morte. Il malfattore appeso anche lui alla croce, cioè l’uomo che subisce la condanna a morte vicino a Gesù lo insulta. Al momento estremo emerge la rabbia per una vita sbagliata, la constatazione della vita fallita, la disperazione per la vita perduta. La vita che finisce è un insulto per colui che si dichiara il Cristo. La storia sembra senza via d’uscita, senza giustizia, senza speranza. Ma l’altro crocifisso ha ancora una parola da dire: la storia è ingiusta, l’innocente è condannato come il malfattore, il giusto muore come muore l’ingiusto, ma la morte di Gesù è la porta di ingresso nel paradiso, la vita di Gesù offerta in sacrificio introduce nel Regno di Dio!
PREGHIERA
Guarda Signore Gesù questi amici
Per tenersi aggiornati sulla realtà del Diaconato, non solo a livello locale, è utile approfondire la riflessione teologico-pastorale consultando dei testi di ricerca.
In occasione dell’incontro di formazione permanente denominato “Giovedì diaconale” abbiamo avuto la possibilità di incontrare padre Luca Garbinetto,