Scomparsa diacono Aldo Grifone

Il diacono Ado Grifone, ordinato nel 2003, è entrato nella vita eterna.

Lo accompagniamo con la preghiera all’incontro con il Padre di tutti e affidiamo alla consolazione del Signore i suoi cari.

Omelia nelle esequie del diacono Aldo Grifone

Penso che sia utile, almeno per un momento, rivisitare il passato non per lasciarsi prendere da un po’ di nostalgia ma per comprendere meglio il messaggio che Aldo ci lascia e che possiamo conservare nel cuore come una preziosa eredità spirituale. Alla fine degli anni ’60 Pieve Emanuele era ancora un paese vasto dal punto di vista dell’estensione ma gli abitanti erano poco più di un migliaio. Poi hanno cominciato a costruire un condominio dopo l’altro e nel giro di dieci anni è diventata una cittadina di 17.000 abitanti. Adesso credo che siano un po’ di meno. È importante sapere questo perché Pieve Emanuele non è cresciuta a poco a poco ma all’improvviso ed è cresciuta per una forte immigrazione da molte regioni d’Italia soprattutto dal sud. Don Luigi Manganini è stato mandato qui con l’incarico di essere pastore della nuova comunità che si stava formando e ogni anno cresceva di migliaia di persone.  Era uno sviluppo davvero anomalo per un paese e per una comunità. Don Luigi ha capito subito che qui non poteva nascere una parrocchia come le altre, qui si doveva costruire qualcosa di completamente nuovo. Cosa fare in mezzo a tante persone e tante famiglie sradicate dai loro paesi, venute ad abitare qui, gli uni accanto agli altri senza conoscersi, senza servizi, senza negozi e spesso anche senza strade.  Quindi senza comunità. Don Luigi si è posto questo obiettivo: qui la comunità la si deve costruire! La si deve costruire sopra un nuovo fondamento. Qui non c’erano tradizioni o forse ce n’erano tante, troppe, ma che non potevano essere trapiantate tutte dal sud. Qui bisognava imparare a convivere rispettandosi, conoscendosi, volendosi bene così da formare una famiglia. Ecco: bisognava creare occasioni e modalità per parlarsi, per conoscersi, per condividere, per divertirsi, per giocare, per mangiare, per pregare. E questo lo si poteva fare anche se non c’era la chiesa. All’inizio c’era una baracca, un prefabbricato. Eppure, chi l’ha vissuta la ricorda con nostalgia perché c’era lo spirito di famiglia. Don Luigi ha avuto questa intuizione davvero geniale e profetica certamente nata da uno spirito di preghiera e da una meditazione della Parola di Dio e dei testi del Concilio Vaticano II che si era concluso qualche anno prima, nel 1965. Aldo e Irma, novelli sposi, sono arrivati qui nel 1974. L’intesa e la collaborazione con don Luigi è nata presto e la parola FAMIGLIA è diventata il centro del suo cuore e del suo impegno. La famiglia formata da lui e Irma che è cresciuta quando sono arrivati Cristina Marco e Stefano, e la famiglia ecclesiale di cui è stato innamorato e instancabile animatore. Forse la scintilla della vocazione diaconale è nata in quegli anni. In piena comunione di intenti con il parroco don Luigi, Aldo ha cominciato a leggere e spiegare il vangelo a un gruppo di persone che di anno in anno sono andate aumentando. Alcune di loro sono qui presenti. Quando il gruppo è diventato troppo numeroso per una casa hanno deciso di ritrovarsi qui in chiesa, nella parte dove ora c’è la Via Crucis. Come conseguenza naturale, o meglio evangelica, di questi incontri è nata anche l’idea di diventare annunciatori del Vangelo andando di casa in casa. Dall’ascolto all’annuncio. Così, in questo contesto è venuta alla luce un’altra parola che oggi sembra normale ma a quel tempo non lo era. È la parola EVANGELIZZAZIONE. Perfino a livello nazionale erano anni in cui alcuni vescovi italiani, giovani e profetici, volendo mettere la parola evangelizzazione nei programmi pastorali che si stavano proponendo, hanno trovato opposizione in molti altri vescovi, convinti del fatto che l’Italia fosse già stata evangelizzata da secoli e che il Vangelo dovesse essere portato ai paesi del terzo mondo, chiamati paesi di missione. Anche nella maggior parte delle parrocchie della diocesi di Milano la pastorale era già preparata, si trattava di portare avanti le varie tradizioni. Qui non c’erano tradizioni, qui bisognava inventare. Aldo, collaborando con don Luigi, ha avuto a cuore il Vangelo da annunciare, da portare nelle famiglie, da spiegare nei gruppi di ascolto. Queste due parole famiglia e Vangelo stanno molto bene insieme. La famiglia è il luogo dove il Vangelo viene proclamato, annunciato e vissuto. E la famiglia diviene a sua volta annunciatrice del Vangelo ad altre famiglie. Aldo ha annunciato e spiegato il Vangelo a un gruppo di persone che volentieri partecipavano numerosi ai suoi incontri. Erano gli anni in cui Paolo VI ha scritto l’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi e le lettere sulla istituzione dei ministeri e del diaconato. La chiesa ministeriale qui si esprimeva in gesti e impegni concreti. E tutto questo è andato avanti per molti anni. Questo è stato il motivo per cui, quando il Card. Martini ha introdotto il diaconato permanente in diocesi, anche Aldo è stato presentato come candidato dal parroco don Pierangelo. Io l’ho conosciuto in quegli anni. Ricordo bene il mio primo incontro con lui. Nel 2002, mi pare nel mese di maggio o giugno, ero parroco di sant’Alessandro da poco più di un mese e qui a Maria Immacolata c’era una festa per l’accolitato di Aldo Grifone di questa parrocchia e di Umberto Castelli della parrocchia sant’Alessandro.  L’anno seguente, nel 2003, sarebbero stati ordinati diaconi. Ora condividono la festa eterna in Paradiso. Io sono molto contento di avere condiviso con tutti e due l’amicizia, la collaborazione, la stima reciproca, l’amore per la comunità: le tre parrocchie di Pieve Emanuele che ora formano la Comunità pastorale dell’Annunciazione. Aldo ha amato la parola “diacono” che vuol dire servo. Ha incarnato la parola di Gesù che abbiamo sentito nel racconto della passione: “Io sono in mezzo a voi come colui che serve”. Posso davvero testimoniare, e lo faccio molto volentieri, che le parole Famiglia Vangelo Diacono   sono l’eredità spirituale che Aldo lascia a questa comunità e a ciascuno di noi come ricordo e anche come programma di vita. Tuttavia, se ripenso ai nostri incontri personali fatti di dialogo, di ricerca e anche discussione posso dire che un’altra parola gli era sommamente cara e la voleva ripetere in ogni modo e in ogni occasione: è la parola AMORE. Proprio l’Amore infinito di Dio che perdona ogni peccato perché tutti i peccatori sono suoi figli e il Padre li aspetta tutti nella sua famiglia nella gioia eterna. Chi vuole ricordare con affetto Aldo e vuole comprenderlo nel profondo deve ricordare che l’amore di Dio è veramente infinito e che si manifesta nel perdono. Certamente, tutta questa ricchezza spirituale che abbiamo conosciuto in Aldo l’ha accompagnato anche nei momenti di dolore e di sofferenza durante i quali la fede si purifica come l’oro nel crogiolo. Ora lo affidiamo al Padre perché lo chiami ad entrare nel regno eterno che Lui ha preparato per il suo Figlio Gesù e per i suoi discepoli che l’hanno imitato nell’essere Servo e nel donare la vita.

don Benvenuto Riva

Pieve Emanuele, 10 marzo 2026 – Parrocchia Maria Immacolata