Questa mattina è tornato alla Casa del Padre il diacono Francesco De Agostini, ordinato nel 1992; abitava nella parrocchia di S. Pio V a Milano.
Questa mattina è tornato alla Casa del Padre il diacono Francesco De Agostini, ordinato nel 1992; abitava nella parrocchia di S. Pio V a Milano.
Il giovedì diaconale del gennaio 2020 è stata occasione per i diaconi permanenti e per i candidati al diaconato per approfondire un tema spesso trascurato: hanno incontrato don Marco Frediani, incaricato diocesano per la Pastorale dei Nomadi.
I diaconi, riuniti per il ritiro di Avvento, hanno ascoltato la riflessione di mons. Luca Raimondi – Vicario Episcopale per la Zona IV.
Questa è la traccia che ha guidato la riflessione e la preghiera:
La porta stretta per partecipare alla gloria del Re dell’universo.
La tribolata storia dell’umanità è tutta attraversata dal dilemma. Siamo amici o siamo nemici? È meglio vivere in pace o è più conveniente la guerra? Possiamo contare sugli altri o dobbiamo temerli? La direzione più giusta è che ciascuno rimanga a casa sua o che tutti siano cittadini del mondo? È più saggia la solidarietà o l’indifferenza? Gli altri sono un dono e una ricchezza per noi oppure sono un fastidio e una minaccia?
L’altro crocifisso
La croce di Gesù giudica il mondo. Il giudizio del mondo non è una sentenza che viene pronunciata, ma è la decisione sulla vita o sulla morte, è la decisione di entrare attraverso la porta stretta o di restare fuori. È una questione di vita o di morte. La gente che passa vicino alla croce di Gesù, i soldati che eseguono la condanna a morte, si pongono di fronte a Gesù crocifisso e vi trovano conferma dell’assurdità della vita, della dimostrazione del fallimento della missione di Gesù, dell’inconsistenza della sua pretesa. I passanti e i soldati decidono della loro vita: non esiste una salvezza, non è affidabile chi parla in nome di un Dio che salva, non c’è altro destino che la morte. Il malfattore appeso anche lui alla croce, cioè l’uomo che subisce la condanna a morte vicino a Gesù lo insulta. Al momento estremo emerge la rabbia per una vita sbagliata, la constatazione della vita fallita, la disperazione per la vita perduta. La vita che finisce è un insulto per colui che si dichiara il Cristo. La storia sembra senza via d’uscita, senza giustizia, senza speranza. Ma l’altro crocifisso ha ancora una parola da dire: la storia è ingiusta, l’innocente è condannato come il malfattore, il giusto muore come muore l’ingiusto, ma la morte di Gesù è la porta di ingresso nel paradiso, la vita di Gesù offerta in sacrificio introduce nel Regno di Dio!
PREGHIERA
Guarda Signore Gesù questi amici