Il diacono Gianpaolo Natelli, ordinato nel 2000, è stato chiamato alla casa del Padre.
Lo accompagniamo con la preghiera e affidiamo alla consolazione del Signore i suoi cari.
Omelia nelle esequie del diacono Gianpaolo Natelli
Testi: Lc 22,7-20.24-30; Mt 27,45-52; Gv 20,19-23.
Quale sarà la Pasqua di un diacono? Quale sarà stata la Pasqua del diacono Gianpaolo? Naturalmente, noi non lo possiamo sapere, possiamo solo tentare di dare voce a qualche pensiero, a qualche intuizione, a quello che abbiamo intravisto della Pasqua del diacono Gianpaolo.
La Pasqua del diacono è anzitutto servizio, il servire di Gesù: “io sto in mezzo a voi come colui che serve”. Gianpaolo ha compiuto il suo servizio per tanti anni nella Caritas, con passione, con fedeltà, con convinzione. Mi aveva colpito, parlando con lui, mentre mi raccontava qualcosa del suo ministero, che Gianpaolo non si limitava a dare qualcosa, un pacco viveri, un consiglio, ma si prendeva a carico le persone che si rivolgevano alla Caritas, le seguiva nel tempo, qualche volta andava a cercarle per vedere come stavano. La sua carità diaconale non era un semplice dare o organizzare, ma un accompagnare, un fare un pezzo di strada insieme: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove”. A queste persone Gesù ha preparato il suo regno.
La Pasqua del diacono è anche un grido: Gesù sulla croce grida il suo abbandono, la sua solitudine, persino la lontananza dal Padre che tanto ama, e muore lanciando un altro, altissimo grido. Ho raccolto il grido del diacono Gianpaolo, che si sentiva abbandonato, addirittura tradito dalla sua Chiesa, nella quale faceva fatica a riconoscersi. Ne abbiamo parlato, io non ero d’accordo con lui, credo che ne abbia sofferto lui, che amava il suo ministero, e ne abbiamo sofferto anche noi, che ci chiedevamo come potesse non riconoscersi nella Chiesa, in questa Chiesa un credente, un diacono che praticava una carità così limpida ed era un uomo, credo di poterlo testimoniare, onesto fino in fondo. Ecco, la sua Pasqua è stato questo grido, il suo grido e il nostro grido, che come quello di Gesù sono sembrati, a lui e a noi, rimanere senza risposta.
La Pasqua del diacono, infine, è pace. La pace che Gesù risorto dona ai discepoli, che sì, loro sì lo hanno proprio abbandonato e tradito, la pace che il Risorto ha in sé, dono della sua Pasqua, la pace che è riconciliazione, la pace che supera il peccato, la pace del Crocifisso le cui ferite adesso generano gioia nei discepoli che le contemplano. Ecco, noi crediamo che anche al diacono Gianpaolo Gesù risorto sia andato incontro dicendo anche a lui: “Pace a te! Anche tu sei riconciliato”. Il grido del venerdì santo ha trovato risposta, il Padre non era né assente né lontano, era solo muto, ma nel segreto del sepolcro ha sussurrato al Figlio che aveva dato tutto: “Pace a te!”, e lo ha rialzato. È la stessa parola che il Signore ha rivolto a Gianpaolo, e rivolge a sua moglie Anna, ai suoi figli, ai diaconi di questa Chiesa ambrosiana: “Pace a voi!”.
Don Giuseppe Como
Cesano Maderno, S. Pio X, 18.03.2026